Livorno Consueto e Insolito Il Quartiere Venezia
Gli scatti di Angelica immortalano La Venezia
Parlare di Livorno, nel caso specifico raccontandola attraverso le immagini di Luigi Angelica, e non occuparsi del quartiere della Venezia è come realizzare un ritratto senza disegnare gli occhi di una modella.
Sì, perché la Venezia livornese è l’anima labronica. E’ lo specchio di un passato, ma anche di un presente che rappresenta a pieno titolo lo spirito dei suoi abitanti e di tutta la cittadinanza.
«Se fossi un livornese – scriveva in “Maledetti Toscani” Curzio Malaparte – di quelli veri che dicono “deh” e parlano a mano aperta, muovendo le dita, come per far vedere che nelle loro parole non c’è imbroglio, vorrei star di casa in qualche Scalo della Venezia. Non già nei quartieri, nelle piazze, nelle strade disegnate con la matita dolce, con l’aiuto di squadra e di compasso, dagli ordinati e generosi architetti dei Granduchi, ma in questo quartiere che i livornesi chiamano La Venezia, qui nel cuore della città vecchia, a due passi dalle Carceri, dal Monte Pio, dai Bottini dell’Olio. Che bella vita sarebbe, che vita semplice e felice».
Ed è così che il fotografo internazionale Luigi Angelica ha voluto dedicare questo libro, dal titolo “La Venezia”, il secondo della collana “Livorno consueto e insolito”, proprio a quei canali che tanto richiamano la Venezia conosciuta in tutto in mondo.
Il giornalista Otello Chelli, la storica Maria Teresa Lazzarini, il presidente della Provincia di Livorno Giorgio Kutufà e il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi, sono solo alcuni dei personaggi che hanno voluto lasciare una testimonianza scritta o un semplice ricordo sulla bellezza stregata delle stradine, dai vicoli stretti e tortuosi, qualche volta maleodoranti, ma così ricchi di fascino e suggestione.
Ecco come è nata ad Angelica l’idea di una collana di libri fotografici dedicati alla sua città, che avrebbe il piacere di ampliare con altre monografie dedicate al porto, al centro e alle periferie.
Un progetto sicuramente meritevole perché nel tempo potrebbe andare a costituire anche un archivio fotografico storico che lo stesso Angelica donerebbe volentieri alla città. Un modo originale per rivalutare la città, presentandola con quell’amore che, per molti, meriterebbe che avesse.
Quest’ultimo libro/opera di Angelica può essere quindi, senza ombra di dubbio, collocabile sulla scia di una tradizione figurativa che viene da lontano. Con i suoi scatti, il fotografo livornese offre un contributo innovativo capace di aprire uno spaccato di poetica attualità.
Un’occasione che potremmo definire unica, con la quale i lettori potranno comprendere ancor meglio la ricchezza di Livorno sia dal punto di vista storico, artistico che culturale.
Le foto di Angelica altro non sono che un percorso nella storia e nella quotidianità, attraverso immagini che immortalano i principi fondatori di quella che è stata per secoli una città

